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© Cantucci



I cantucci, anche conosciuti come biscotti toscani o biscotti di Prato, sono biscotti croccanti a base di mandorle originari della regione Toscana, in Italia. Questi biscotti sono particolarmente amati per il loro sapore dolce e per la consistenza croccante, perfetti per essere inzuppati nel vino dolce o nel caffè. La loro origine risale al XIV secolo a Prato, dove erano preparati dai monaci come cibo da viaggio per lunghi periodi di digiuno durante la Quaresima. La loro popolarità è cresciuta nel corso dei secoli e oggi sono ampiamente apprezzati in tutta Italia e anche all'estero.

Cavallucci di Siena


Quest’anno voglio cominciare i preparativi natalizi con questi dolci classici della tradizione senese. Cercando sul web ho notato che le ricette si somigliano un pò tutte, ma volendo andare sul sicuro si va a finire sempre da lei, così anche stavolta posso dire da Paoletta ricetta perfetta... vi lascio immaginare la bontà, sono FANTASTICI, ma visto che la preparazione non è per niente elaborata, vale la pena provarli!



Ingredienti
(per una settantina di cavallucci)
1,4 kg di Farina 00
20 g di ammoniaca per dolci
120 g d di canditi (arancia e cedro)
400 g di noci (le mie di Sorrento)
la scorza di un’arancia grattugiata bio
15 g di semi di anice tritati
10 g di di cannella
5 g di di coriandolo tritato
i semi di tre capsule di cardamomo tritati (mia aggiunta)


Per il caramello

1 kg di zucchero (il mio di canna chiaro bio)
300 g di acqua

Procedimento
In una ciotola capiente amalgamate bene la farina con l’ammoniaca, i canditi, le noci spezzettate grossolanamente, la scorza di arancia (non trattata) e le spezie.

Per lo sciroppo: mettete sul fuoco un tegame con l'acqua e lo zucchero a fuoco basso fino allo scioglimento (l’acqua non deve bollire, altrimenti lo zucchero si cristallizza e non si riesce a formare le palline, prendendo lo sciroppo tra pollice e indice deve fare un leggero filo). Incorporate lo sciroppo velocemente nella ciotola e mescolate il tutto in modo omogeneo. Versate l’impasto su un piano di lavoro infarinato (preferibilmente di marmo) e formate delle palline schiacciate di 7 x 3 cm di spessore. Posizionateli in una teglia rivestita di carta forno, ben distanziate tra loro e infornate a 200°C per 10-12 minuti circa, dipende dal forno dall'impasto e dalle dimensioni (devono rimanere bianche), io ho usato il programma ventilato ma consiglio quello statico, altrimenti rischiano di imbrunire.








Zuppa di pesce... il mio cacciucco



Adoro mangiare il pesce, un pò meno cucinarlo, non perchè sia difficile prepararlo ma per il tempo che richiede la pulizia di ogni singolo pesce, specialmente in preparazioni come questa, però non ci si può privare di una simile bontà, così ogni tanto mi “sacrifico” per gustarmi una buonissima zuppa di pesce... il mio "cacciucco".

Ciambelline al vino... ricetta laziale



Le ciambelline al vino sono biscotti poveri tipici dei Castelli Romani. La ricetta è di un’amica originaria di Marino. Non contengono lievito e gli ingredienti sono solo di origine vegetali, quindi ne burro, ne latte e ne uova; tuttavia il biscotto rimane friabile. E’ consigliato come dolce fine pasto ma per la sua semplicità è adatto in tutte le ore della giornata. Lo zucchero in superficie è una loro caratteristica e non va assolutamente omesso, io ne ho usato uno semolato di canna, ma va bene anche quello classico... provatele e ve ne innamorerete. 







Ingredienti
(come dose ho usato un bicchiere da 200 ml)
1 bicchiere di vino bianco o rosso (meglio dei Castelli Romani)
1 bicchiere di olio e.v.o delicato (altrimenti metà e.v.o e metà di riso)
1 bicchiere di zucchero (il mio di canna bio)
1 cucchiaio di semi di anice (io li ho tritati)
1 cucchiaio di liquore di anice (facoltativo)
farina 0 (o tipo 2)  q.b
la punta di un cucchiaino da caffè di sale
zucchero di canna per la superficie


Procedimento

Versate e mescolate i liquidi in una ciotola, aggiungete i semi di anice, lo zucchero e il sale. Setacciate la farina e versate fino a raggiungere una consistenza poco più morbida di una frolla (senza lavorarla troppo). Fate una palla, posizionatela in una ciotola e coprite con la pellicola trasparente. Fate riposare l'impasto per almeno 2 ore in frigo (io lo lascio 4-5 ore).

Tagliate dei piccoli pezzetti di impasto, fate dei rotolini lunghi circa 15/16 cm e arrotolateli intorno al dito formando delle ciambelline. Mettete dello zucchero di canna in un piatto dove passerete le ciambelline, facendo aderire bene lo zucchero da un solo lato. Infornate a 190°C per circa 20 minuti. La ricetta originale prevede la cottura nel forno a legna, ma va bene anche nel forno di casa dove ognuno si regola con il proprio.


Buona preparazione!



Le ciambelline al vino... rifatte da Barbara


© Rame di Napoli (dolce della tradizione catanese)



Le Rame di Napoli sono dei dolci tradizionale siciliani, tipico della città di Catania, legato alla festa dei Morti che si celebra il 2 novembre. Questi dolcetti fanno parte di un'antica usanza in cui i defunti "portavano" doni ai bambini, simboleggiando un legame tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Le Rame di Napoli sembrano risalire al “Regno delle Due Sicilie”, nel periodo successivo all'Unità d'Italia (1861). Il loro nome curioso deriva, probabilmente, da un omaggio simbolico ai Borbone, che governavano la Sicilia prima dell’unità nazionale. Si dice che queste dolci fossero stati creati per celebrare l'arrivo della nuova moneta coniata in rame (da cui il nome "rame") introdotta durante il regno di Ferdinando I di Borbone. Nonostante il loro nome faccia riferimento alla città di Napoli, il dolce ha avuto una diffusione esclusivamente catanese e non è mai stato particolarmente popolare in altre aree dell’isola o d’Italia.

Il legame con la festa dei Morti nasce dalle tradizioni popolari siciliane che mescolano antichi riti pagani e religiosi, dove il cibo ha sempre giocato un ruolo di primo piano nella commemorazione dei defunti. Quindi, oggi le Rame di Napoli sono considerate un simbolo della dolcezza e del calore dell'autunno catanese, evocando ricordi familiari e profumi avvolgenti di spezie e cioccolato. 

La consistenza è simile ad un muffin ed è inutile dire che la glassa di cioccolato lo fa amare tanto ai bimbi, ma anche gli adulti ne vanno ghiotti. Nelle varianti più moderne è stata introdotta una farcia di marmellata di arance o confettura di albicocca, io però ve la lascio nella versione classica, ma se volete osare in golosità, potete farcire questi dolcetti con la sac à poche.

© Granita di mandorle siciliana (minnulata)


Come ho detto nel post precedente per fare la vera granita di mandorle catanese, bisogna partire dalla base e cioè, frullare mandorle e acqua utilizzando appunto delle mandorle siciliane di qualità, ottenendo così un latte di mandorla puro. La preparazione è facile e qui trovate la ricetta dove spiego come fare. La consistenza della nota granita siciliana deve essere morbidissima, quasi come un gelato,  è difficile poter dare la dose giusta dello zucchero, dipende molto dai gusti individuali, ma diminuirlo vuol dire ridurre questa caratteristica. L’aggiunta del glucosio è indispensabile per non farla cristallizzare e oltretutto ci evita di aumentare notevolmente la dose dello zucchero. Se invece volete preparare la granita con il panetto di mandorla, dovete sapere che sarà buona ma diversa dalla ricetta originale, la differenza sarà evidente, ad ogni modo vi do le dosi delle due preparazioni per poter scegliere quale fare.




Ingredienti
latte di mandorle fatto con 250 g di mandorle di Avola e 650 ml di acqua minerale naturale
120 g di zucchero
2 gocce di essenza di mandorle (per uso alimentare)
1 cucchiaino da tè di glucosio


Procedimento
Riscaldate il latte di mandorla facendo sciogliere bene lo zucchero e il glucosio.
Fate raffreddare in frigo per alcune ore.

Procedimento senza gelatiera: versate il composto in un contenitore di acciaio basso e dopo circa tre ore di freezer rompete i cristalli di ghiaccio che nel frattempo si sono formati e frullate con il frullatore a immersione, continuate ogni 30 minuti circa a intervalli regolari, fino ad arrivare alla giusta consistenza. La vera granita catanese “a minnulata” non deve avere cristalli di ghiaccio.

Procedimento con la gelatiera: Versate il composto nella gelatiera e azionate fino al completo congelamento.  Mettete in freezer per una maggiore consistenza.

Togliete la granita dal freezer qualche minuto prima di servirla, date un ulteriore mescolata per farle riacquistare morbidezza e gustatevela con la brioche col “tuppo”, come vuole la tradizione catanese.




Per la granita con il panetto di mandorla
1 panetto di pasta di mandorla da 250 g (meglio se è di mandorle di Avola)
750 ml di acqua naturale
60 g di zucchero
1 cucchiaino da tè di glucosio



Procedimento

Tagliate a pezzettini piccoli la pasta di mandorla, mettetela in una ciotola con circa la metà dell’acqua della dose prevista, fate ammorbidire e mescolate con un frustino facendo sciogliere bene i grumi. 

Versate nel bicchiere del frullatore e azionate fino al completo scioglimento della pasta di mandorle, aggiungete gradualmente anche la restante acqua. Versate il latte ottenuto in un pentolino e riscaldate facendo sciogliere bene lo zucchero e il glucosio. Fate raffreddare in frigo per alcune ore. Per la preparazione della granita procedere come sopra.

Buona preparazione!


Brioches siciliane col tuppo



Era da tanto che cercavo la ricetta delle brioches che mangiavo da piccola a Catania. Ho trovato diverse ricette in rete, ma quelle che ricordavo io non avevano le uova, ne ho provate alcune, ma non avevano quel sapore che è rimasto indelebile nella mia mente. Cercavo le brioches semplici che si compravano al forno e con le quale adoravo fare colazione con la “minnulata” (granita di mandorle). Poi finalmente ho trovato questa, a me sembrava simile alla ricetta originale, ma mancava ancora qualcosa la “brioscia” (brioche) dei miei ricordi aveva un’aroma che la rendeva unica e speciale, quindi ho fatto qualche piccola modifica. Che dire... grazie Paoletta, d’ora in poi questa sarà anche la mia ricetta.


© Spaghetti al pesto di melanzane e mandorle (ricetta siciliana)



Dopo il pesto rosso trapanese, ecco un altro pesto della tradizione siciliana. Questa estate la mia cucina sembra sia stata invasa dai vari pesti siciliani e non solo, adoro questi condimenti e in questo le pregiate mandorle di Avola danno un tocco in più di qualità, rendendo questo piatto ancora più gustoso. Il pesto di melanzane e mandorle si presta ai vari formati di pasta, dipende molto dai nostri gusti. Ottimo anche spalmato su crostini e bruschette.

Torta di pistacchi (ricetta brontese)



Approfittando del ritorno in Sicilia dopo una lunga assenza, ho colto l’occasione per andare in zone agricole dove si eleva la qualità di alcuni prodotti tipici. Fra questi, i pistacchi e le mandorle. E’ ben noto che i pistacchi migliori sono di Bronte (CT), ed è proprio lì che siamo andati per acquistarli e per avere dal produttore qualche dritta nell’utilizzo. Da casa eravamo partiti con un indirizzo (trovato in Internet ) che ci sembrava interessante e che si è rivelato tale. Inoltre la gentilezza e cortesia della persona che ci ha assistiti nell’acquisto, è stata veramente apprezzabile. Così con le sue conoscenze abbiamo scoperto le qualità e i metodi di lavorazione che utilizzano in questa azienda. Fatta questa premessa, eccomi a proporvi una torta (di origine brontese) fatta e rifatta più volte da mia cognata Grazia, a cui va la mia gratitudine. Ho modificato leggermente la ricetta prediligendo ingredienti biologici e senza tracce di glutine, dando modo così a tutti di apprezzare questo dolce tipico della tradizione siciliana. Da provare assolutamente!
Evergreen








Ingredienti

(Per uno stampo di 20 cm)
200 g di pistacchio di Bronte 
100 ml di olio e.v.o
170 g di zucchero di canna bio
2 cucchiai di amido di mais (maizena) o fecola di patate (*)
4 uova bio (separate)
1 bustina di lievito
la punta di un cucchiaino di estratto di vaniglia pura
un pizzico di sale

Procedimento

Per spellare il pistacchio velocemente: in un pentolino portate a bollore dell’acqua, versate i pistacchi, spegnete il fuoco e lasciate riposare coperti per 10 minuti circa (metodo efficacissimo), sgocciolateli e spellateli uno per uno.

Fate asciugare i pistacchi per qualche minuto in forno o sul fuoco in una padella antiaderente, appena si raffreddano tritateli finemente nel mixer.

Lavorate i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi, aggiungete l’olio, il pistacchio tritato, la vaniglia, il sale, l’amido di mais e il lievito setacciati. Montate a neve gli albumi e amalgamateli con una frusta mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Infornate a forno (statico) preriscaldato a 160/170°C per 35/40 minuti (regolatevi con il vostro forno) con prova stecchino. Servite la torta fredda con una spolverata di zucchero a velo.

Nota

(*) Presta attenzione che il prodotto abbia la spiga sbarrata o che sia elencato nel prontuario AiC
Se vuoi c'è anche la versione mobile del prontuario AiC dei prodotti senza glutine, sempre aggiornato e comodo da consultare.



Evergreen (Bronte)
Avola


Acitrezza vista da Aci Castello
Aci Castello

Pitta di patate salentina (quella vera)




E pensare che ancora non conoscevo questa meravigliosa ricetta. Quando l’ho vista da Lucia,  mi ha subito conquistata, ho solo aspettato di avere gli ingredienti giusti, ed eccola qua, la vera pitta di patate salentina, bella e come d’altronde mi aspettavo, buonissima! Golosa come sono, mi sono organizzata per una dose e mezza, praticamente per un reggimento, l’ho preparata con un pochino di anticipo e gustata appena tiepida, una goduria! Ringrazio Lucia per i consigli e per aver condiviso la ricetta originale. Vi rimando nel suo blog, dove nel suo bellissimo post, racconta la storia di questo piatto salentino tradizionale.




 (di Lucia)
Ingredienti
1 kg di patate a pasta gialla
1 uovo grande
200 g di pecorino salentino ben stagionato
mentuccia
un pugno di pane grattugiato
400 g di cipolle dorate
400 g di polpa di pomodoro fresca (meglio di pomodori San Marzano)
una manciata di olive salentine in salamoia
un cucchiaio di capperi sott’aceto
olio extravergine di oliva q.b.
sale


Procedimento
Lavate le patate, mettetele in una pentola, copritele di acqua fredda e fatele cuocere per circa un’ora. Pelatele e passatele finchè sono ancora calde, poi lasciatele raffreddare. Nel frattempo preparate il sughetto. Affettate sottilmente le cipolle e fatele dorare a fuoco basso, assieme ad una generosa dose di olio extravergine di oliva (preferibilmente del Salento). Dopo una decina di minuti (occhio: le cipolle non devono assolutamente bruciare, tenete la fiamma al minimo e, se occorre, bagnate il soffritto con un goccino di acqua calda) unite la polpa di pomodoro, un pizzichino di sale e continuate la cottura fino a restringimento del sughetto. Poco prima di finire la cottura gettate nella padella capperi e olive snocciolate. 

Quando sugo e patate saranno freddi, iniziate a “comporre” la pitta. Alle patate precedentemente passate aggiungete l’uovo intero, il formaggio, poco sale, un paio di cucchiai di sughetto preparato (serviranno per dare colore), una fogliolina di mentuccia spezzettata. Impastate il tutto senza indugiare (ricordate che non state facendo un purè!). Ungete una pirofila antiaderente e stendetevi sul fondo la metà dell’impasto in uno strato non troppo alto, sul quale verserete la cipollata. 

Coprite con un altro strato di patate (un trucchetto per eseguire quest’operazione al meglio: bagnatevi le mani!) poi ungete la superficie di olio (io a questo punto mi sono divertita a decorarla, facendo delle strisce con i rebbi di un forchettone, giusto per lasciare la mia impronta ;). Completate con una spolverata di pane grattugiato. Infornate a 200°C fino a doratura (nel mio forno ci sono voluti 30’). La pitta si gusta tiepida o meglio ancora fredda.







© Biancomangiare alle mandorle... ricetta siciliana


Ci sono tante varianti del noto biancomangiare, quello alla mandorla che vi propongo oggi è di origine siracusano, un classico, antico e tradizionale. Di solito si abbina alla frutta fresca che può variare secondo i gusti e la stagione, ottimo anche con granella di pistacchi di Bronte. Un dessert adatto anche ai più piccini per gli ingredienti sani e leggeri. Come addensante la mia scelta è andata sull’agar-agar, per una consistenza morbida e delicata, appropriata per un dolce da sformare.


Ingredienti
125 g di pasta di mandorle in panetto
500 ml di acqua
25 g di fruttosio*
1 cucchiaino di miele ibleo (il mio di acacia)
g di agar agar**
1 stecca di cannella
la scorza di limone non trattato (solo la parte gialla)
essenza di mandorle amare

Per decorare
1 cestino di more o altra frutta di vostro gusto
cannella in polvere


Procedimento

Tagliate a pezzettini la pasta di mandorle e scioglietela con una forchetta in poca acqua tiepida fino ad aggiungerla tutta. Mescolate in una casseruola l’agar agar con lo zucchero, aggiungete un pò alla volta il latte di mandorla, la scorza di limone, la stecca di cannella e l’essenza di mandorle.

Fate cuocere per 3 minuti, togliete dal fuoco, eliminate la scorza di limone, la cannella e versate in uno stampo o in piccoli stampi precedentemente passati sotto l’acqua. Fate raffreddare in frigo per circa 3 ore o fino a completo rassodamento. Sformate in un piatto da portata, guarnite con le more o altra frutta fresca di vostro gusto e una spolverata di cannella.

Note
(*) con lo zucchero regolatevi secondo i vostri gusti.
(**) l’agar-agar può essere sostituita da 75 g di amido di mais (per una consistenza da sformare) cuocendo la crema fino a farla addensare. Per una crema morbida ne bastano 50 g.

Aggiornamento: per una consistenza ancora più morbida, l'agar-agar si può  diminuire a 2 g.





Linguine con caponata leggera


La proposta di oggi è un classico siciliano “la caponata” riadattata in versione primo piatto, stessa procedura ma decisamente più leggera, poichè le verdure vengono stufate e non fritte come nella versione originale. Ho abbinato alla caponata le linguine, ma i formati di pasta possono variare secondo i vostri gusti.



Ingredienti
Per 4 persone
320 g di linguine
1 melanzana
1 peperone
1 cipolla
1 spicchio di aglio
1 gambo di sedano
200 g di pomodorini Pachino
2 cucchiai di capperi
olive verdi
olio e.v.o
sale
pepe
 



Procedimento

Lavate e tagliare a tocchetti la melanzana mettetela a bagno in acqua e sale per circa 10/15 minuti. Sciacquate, sgocciolate e asciugate i tocchetti di melanzana. In una padella antiaderente, fate stufate i tocchetti di melanzana con olio e uno spicchio di aglio e un pizzico di sale, una volta cotti (eliminate l’aglio), travasateli in una ciotola e teneteli da parte.

Lavate e tagliate i peperoni a tocchetti metteteli nella stessa padella delle melanzane e fateli stufare con poco olio e sale, completate la cottura e teneteli da parte.

Sbucciate e affettate le cipolle, fatele appassire con poco olio, aggiungete il sedano tagliato a pezzetti, i pomodorini tagliati a metà, i capperi, le olive snocciolate e tagliati a metà, fate stufare sul fuoco alcuni minuti, unite i peperoni e le melanzane stufati precedentemente, il basilico spezzettato, mescolate e fate insaporire regolando di sale e pepe.

Lessate la pasta in abbondante acqua salata, scolatela e versatela nella padella del condimento, mantecate, se necessario aggiungete un pò di acqua di cottura e sevite con una spolverata di pepe macinato al momento. 






Pesto rosso siciliano alla trapanese (Agghiata trapanisa)

Pesto trapanese con pomodori freschi

Il pesto siciliano alla trapanese ha origini antichissime. Si racconta che nasce nel porto di Trapani, quando i marinai genovesi provenienti dall’Oriente, fecero conoscere agli isolani il loro pesto tradizionale fatto con aglio e noci (Agliata ligure). I marinai trapanesi riadattarono il pesto usando i prodotti tipici del loro territorio. Le varianti del pesto rosso, sono numerose, dipendono dalle regioni e dal gusto personale (meritano di essere provate). Anticamente questo pesto veniva preparato con pomodori, mandorle e ricotta salata. Io lo preparo sia con i pomodori freschi che secchi, strepitoso in tutte e due le versioni, ottimo anche sulle bruschette.


Quiche Vignarola



La Vignarola è una ricetta tipica romana, io l’ho adattata e trasformata in una quiche, ho preferito fare la versione vegetariana, ho omesso la pancetta ed aggiunto dei formaggi adeguati a questa preparazione. La variante è stata molto apprezzata più della stessa Vignarola. Consiglio di non perdervi questa nuova versione di un piatto primaverile e tradizionale della cucina romana.



© Quiche Vignarola

Ingredienti
Per una teglia di 27 cm Ø
Per la pasta brisè all’olio e.v.o
250 di di farina 0
50 g di olio e.v.o
120 g di vino bianco freddo
5 g di lievito in polvere per salati
sale integrale (io ne metto poco, regolatevi con i vostri gusti) 


Procedimento

Versate in una ciotola la farina e il lievito setacciati, aggiungete tutti gli ingredienti, impastate fino a ottenere un impasto liscio ed elastico, avvolgetelo nella pellicola, mettetelo in frigo e fate riposare per almeno 30 minuti. Stendete la pasta in una teglia da crostata, alzate i bordi e bucherellate la base con i rebbi della forchetta. Fate riposare in frigo mentre preparate il ripieno.


Per il ripieno 
Ingredienti
2 carciofi (o 3 piccoli)
150 g di fave fresche sbucciate
150 g di piselli surgelati
100 g di scamorza o fontina
100 g di ricotta
1/2 cespo di lattuga romana
mentuccia romana ed erbe aromatiche miste
2 uova bio
2 cipollotti freschi
prezzemolo
limone
olio e.v.o
sale/pepe


Procedimento

Pulite dalle foglie dure e dalle barbe interni i carciofi, tagliateli a spicchietti e immergeteli in acqua e limone. In una padella mettete i cipollotti, qualche cucchiaio di acqua e l’olio, versate in ordine di cottura e a distanza di pochi minuti uno dall’altro: i carciofi ben sgocciolati, la mentuccia, le erbe aromatiche, sale e pepe e un mestolo di acqua, fate cuocere per alcuni minuti, aggiungete le fave, i piselli e la lattuga tagliata a listarelli. Fate stufare fino a completa cottura delle verdure facendo restringere il liquido (per la quiche le verdure servono quasi asciutti, non devono inumidire il guscio di brisè), aggiungete il prezzemolo tritato, togliete dal fuoco e fate raffreddare. In una ciotola amalgamate ricotta e uova, mescolate alle verdure fredde, aggiungete il formaggio a cubetti, mescolate ancora e versate nel guscio di brisè preparato precedentemente. Infornate a 200°C per 30 minuti circa.


                                   

Torta Pasqualina con ricotta e spinaci



A Pasquetta, non può mancare la classica torta Pasqualina per la nostra gita fuori porta. La tradizione vuole che la pasta venga fatta a più strati di sottilissima sfoglia. Anche se la leggenda narra che il numero degli strati fosse 33 come gli anni di Cristo, io ne ho fatti due (4), ma volendo potete farne uno in più aumentando la dose della pasta. Per il ripieno è consuetudine farcire con la ricotta e verdure, come spinaci, bietole o carciofi con l'inserimento delle uova, secondo gusti e regioni.


Tortine di Pasqua al formaggio con lievito madre... come babà


Quest’anno per la Pasqua avevo in mente di fare la torta al formaggio umbra con lievito madre, ma non sono riuscita a trovare lo stampo classico per questa preparazione, così mi sono venuti in mente gli stampini da babà che aspettavano da un bel pò di tempo il giusto utilizzo. Ok, non è proprio quello giusto, ma mi sembra appropriato, non vi pare? Eppoi la versione monoporzione è anche più pratica, si possono preparare in anticipo, congelarle avvolgendo ogni porzione con carta stagnola e tirarle fuori la mattina di Pasqua o di Pasquetta. Ringrazio tantissimo Paoletta per l’ottima ricetta e per la chiara descrizione del procedimento. L’idea era partita per metà dose (la dose intera la trovate qui), ma avendo sostituito lo strutto con l’olio e.v.o. ho avuto necessità di aggiungere ancora un pò di farina. Il risultato è stato ottimo e il  primo piano del babà aperto parla da solo... morbido, arioso e bello come il sole.


Pignolata con le mandorle alla siciliana



Questa ricetta è tipica della tradizione siciliana, sono una sorta di struffoli, si somigliano molto sia nella forma che nel sapore, l’unica differenza che è nettamente visibile, sono le mandorle al posto dei canditi e dei confettini. La preparazione è molto simile e come l’altra si gustano sia a carnevale che a Natale. Questa è una versione suggeritami da un’amica siciliana, che ringrazio tanto per avermela fatta conoscere.

Pasta e fagioli con cozze e vongole



Era da tanto che volevo provare questo piatto molto popolare della cucina campana, ma ero perplessa sull’abbinamento, fino a quando non ho visto eseguire questa ricetta da un cuoco, in una rubrica televisiva, così ho pensato che era giunto il momento di gustare questa specialità... non ho preso appunti perchè è stata un’esecuzione molto veloce ma ho cercato di memorizzare il più possibile, quindi nei tempi, dosi e modo, mi sono affidata alla mia esperienza... non ci sono parole per descrivere la bontà di questo piatto, provatelo e mi saprete dire.

Filetti di baccalà fritti in pastella



Un piatto tradizionale della cucina romana, uno di quelli che non mancherà alla vigilia di Natale, si può servire come antipasto o secondo piatto. Io personalmente non amo molto mangiare i fritti, ma mi piace proporre i piatti tipici di questa bellissima città, con una cucina popolare fatta di ingredienti semplici e ricchi di sapori.


Filetti di baccalà fritti in pastella
Ingredienti
300 g filetto di baccalà già ammollato
100 g di farina 0 
acqua frizzante o birra q.b.
2 g di lievito di birra secco
farina per infarinare q.b.
olio e.v.o. per friggere


Procedimento
Spellate il baccalà, privatelo da eventuali spine e asciugatelo bene. Preparate la pastella con la farina setacciata e il lievito secco, aggiungete a filo l’acqua molto frizzante (o birra), quanto basta per avere un composto denso, mescolate con una frusta fino ad ottenere una pastella liscia e senza grumi. Lasciatela riposare coperta per almeno un ora (meglio se più a lungo), è pronta quando in superficie si formano delle bollicine. 

Tagliate il filetto a strisce larghe circa 3 cm. infarinateli e immergeteli nella pastella (pochi alla volta) e in abbondante olio caldo, rigirateli se necessario e lasciateli friggere fino a completa doratura, sgocciolateli con un mestolo forato, metteteli in un vassoio con carta assorbente e serviteli caldi.







Canederli (Knödel) allo speck con prosciutto crudo




Dopo aver fatto con successo quelli di cavolo nero, ho voluto provare una delle varietà più diffuse nella cucina tradizionale del Trentino. Questi canederli con speck e prosciutto sono ottimi in robusti brodi di carne ma anche serviti come contorno per selvaggina, stufati o come piatto principale con i crauti o insalata. Insomma è anche un delizioso modo per riciclare gli avanzi di pane bianco... io ultimamente faccio in modo che avanzi, ogni occasione è buona per rifare queste gustosissime palline di pane.